Com’è profondo il mare

marenostrum

L’autore è amico mio. Il preambolo è necessario non tanto allo scopo di scansare inutili e vani equivoci, chi è giunto sino a qui ne è probabilmente al corrente e questa non è cieca pubblicità in nome dell’amicizia, quanto piuttosto per porre sin dall’inizio il principio e la condizione che mi hanno spinto a volerne parlare.

Nicola Agostinetti è giornalista, corrispondente della RSI-Televisione svizzera a Roma e come detto è –soprattutto- mio amico.
Come accade oramai da parecchi anni, a cavallo tra luglio ed agosto mi dico che presto ci rivedremo. Benché entrare nei dettagli della comunicazione di un’amicizia mi paia inopportuno, confesso che ciò accade -per usare un eufemismo- senza che ci bombardiamo di messaggi o di telefonate, di mail o di scambi sulle reti sociali.

Ciò non toglie, tuttavia, che la mente possa sfuggire alla presa della pigrizia, immaginando la vita di un amico; pensando alle questioni che affronta, ai momenti di gioia o di soddisfazione vissuti. Ed anche ad altri -lo ammetto- più tristi e grigi ma che non hanno né un  viso né un  nome e che la speranza vuole tenere lontano dalla persona a cui si vuole bene.
E così è accaduto anche questa volta, tra i temporali e i giorni di pioggia di un’estate che stenta a voler arrivare.

Poi, d’un tratto, come un regalo inatteso, davanti ai miei occhi sono apparse le parole di Nicola. Certo, non sono state destinate a me in modo particolare, ma a chiunque voglia leggerle. Eppure mi è parso di aver saputo coglierle, sentirle, capirle.
Nicola è l’autore di un diario che racconta della sua esperienza a bordo dello Sfinge, una corvetta che la Marina militare italiana utilizza assieme ad altri mezzi per « Mare Nostrum », un’operazione nel Mediterraneo legata all’emergenza umanitaria provocata dall’afflusso di migranti.

Il lettore di questo diario scoprirà perché viene utilizzata la forma maschile per designare una nave della Marina militare, ma potrà soprattutto leggere una testimonianza immune dagli aggettivi del sensazionalismo che spesso caratterizzano i racconti della rude e complessa realtà qual è la migrazione sul Mediterraneo.

Nicola descrive, ritrae, racconta. Sono istantanee fatte di parole che sanno di gasolio e salsedine, di muscoli e di sudore, di nausea e di paura. Sono immagini la cui precisione colpisce, da cui traspare una sottile sensibilità che non cede né alla rabbia né ad una svenevole sentimentalità. Alla lettura, il mare « di piombo fuso » brucia gli occhi e pare di poter ascoltare la voce di Irewan mentre in gola s’è formato un nodo; Kisli e il cracker che « senza acqua non vuole proprio andar giù ».  Alle narici giunge il fumo delle sigarette di Giuseppe e Francesco, soldati di Brindisi che non hanno gioito del lusso di potersi scegliere un lavoro, figuriamoci un destino.

Il mare mosso, le onde che sbattono, rompendosi, contro lo scafo. E poi un’illusoria calma. All’orizzonte appare un barcone. Corpi ammassati sottocoperta, il puzzo di piscio e nafta, altri che debordano da quella che non appare più un’imbarcazione. Bimbi, donne, uomini: tirati su, tratti a salvo perché quella è la missione. L’aria che sa di disperazione e che tracima di speranza per una vita migliore. Manzo e Baldo come se stessero lì, davanti.
Scarponi e piedi nudi. Dettagli che racchiudono pezzi di vita, come una maglia di un calciatore o del mascara protetto in una busta di plastica, che Nicola raccoglie riuscendo a farli parlare.

Il gusto del ferro che si mescola al sale. Un gesto ripetuto mille volte. L’assordante assenza delle lacrime. Marinai, soldati e migranti sulla stessa nave. E mentre un giorno finisce, uno nuovo può ricominciare: potrà essere uguale, se non peggiore.

Non occorrono pomeriggi interi per leggere la testimonianza di Nicola. Non si tratta di guastare la leggerezza delle vacanze, ma nemmeno di eludere una realtà con la speranza di tenerla lontana facendo finta di non vedere. Questo racconto parla di vite che non hanno lo stesso valore e che s’incrociano sullo stesso mare. Un diario da leggere, benché sdraiati sul lettino, sotto l’ombrellone.

In questo diario di bordo ho letto il lavoro di un eccellente reporter ed ho soprattutto percepito lo sguardo di un amico, portato su questa dura e complessa realtà, che mi ha offerto al contempo i tratti di un’intensa esperienza. Tra pochi giorni ci rivedremo e non mancherà di che parlare.

Il Mediterraneo oltre all’odore di pesce, all’unto delle creme, alle chiappe che s’abbronzano, al profumo delle vacanze; una miriade di destini, il crocevia d’infinite storie.
La frontiera, i confini, i continenti. Più mondi che s’affacciano sullo stesso mare.

Un tuffo e qualche bracciata, la gratitudine per il lavoro di Nicola e per le sue parole.
Una boccata d’aria, qualche secondo sott’acqua.
L’autore è amico mio.
La sensazione di percepire – per un solo istante – quanto possa essere profondo il mare.

*Nicola Agostinetti, Diario di bordo – Operazione Mare Nostrum, RSI.ch, 2014

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