La fatica di un sorriso

simpatica

Penso che un tempo sapessi sorridere. Mi piacerebbe poter aggiungere che posso provarlo, che ho tra le mani una fotografia ingiallita che mostra il mio viso sorridente mentre guarda l’obbiettivo.

Credo vi fosse un giorno in cui anch’io sorridevo. Non con un timido ed evanescente sorriso di cui sono ancora capace ; regalato ad un amico, alla signora che scende dall’autobus, al ragazzino a cui –con un calcio- ritorno il pallone al parco, alla donna seduta qui -di fronte a me-  sul treno, ma con uno ampio, grande, coi denti in mostra; riflesso negli occhi quale specchio della gioia.

La fotografia in questione  non l’ho mai trovata e sospetto che non riuscirò mai a recuperarla, nemmeno a raschiare le scatole di cartone dove la potrei scovare: un’immagine tra le rare rimaste delle poche scattate. Non posso neppure affermare che esista, mi è impossibile sostenere che un giorno vi fu chi riuscì ad immortalare quel sorriso e a custodirlo, almeno per qualche istante, sulla pellicola della sua macchina fotografica. Eppure mi piace pensare che vi fu un tempo in cui,  risolto il risveglio, vestito in modo sbadato e con la colazione nello stomaco- sorridevo al primo passante incrociato per strada. E che poi, benché la mira fotografica si fosse attardata sul mio viso, avrei saputo riprodurlo.

Mi ricordo nel dettaglio di quando le briciole sulla maglietta o le macchie di marmellata sulle guance provocavano il sorriso di chi guardandomi mi trovava buffo. La sequenza in cui cammino a fianco di mia madre, andando a sbattere contro un lampione mentre guardo un camion che passa e la sua espressione sorridente è nitida malgrado il film abbia più di trent’anni.

Tirando il filo dei ricordi emergono mille istantanee che a loro volta fanno sì che innumerevoli suoni, visi, odori e luoghi affiorino accompagnandole. Nel materiale acquisito in questo modo,  sparpagliato davanti allo sguardo, non intravvedo però che poche immagini in cui mi riconosco e non ve n’è alcuna che potrebbe essere utilizzata quale prova inconfutabile del fatto che un giorno anche io abbia saputo sorridere.

Da quel misterioso momento che marcò un solco nel ventaglio delle linee della mia bocca, incidendo nelle possibilità espressive del mio viso, non è mai mancato chi, prima o poi, mi ha chiesto e mi chiede – che mi richiede- di sorridere ; chi m’invita a farlo. Chi mi spinge a sorridere tanto per sorridere. Se non per me, almeno per gli altri.
C’è sempre stato chi mi ha fatto notare che non ci vuole molto e che non richiede sforzo alcuno, chi mi ha ripetuto che non costa nulla, chi ha sottolineato che si tratta di un elemento fondamentale nella vita dell’essere umano. Mi è stato ricordato e ricantato che non è necessario che io debba sempre risultare grave, triste, scorbutico, freddo, scontroso, distante e che non è per nulla gradevole confrontarsi ad una persona che sorride poco. Peggio: che non sorride affatto. Ed è questo il preciso momento a cui vorrei rispondere sguainando il più smagliante dei miei sorrisi. Ma non accade e i tratti del viso cedono alla morsa dell’ennesima smorfia.
Ridere e cercare di far ridere, a tratti, m’è sempre piaciuto, mi attrae benché poi ricada nella solita trappola. La risata -in fondo- confina col pianto. Il sorriso invece potrebbe rispecchiare una serenità e un’allegria che non mi sembra debbano avere motivo alcuno per avermi abbandonato. Eppure, il sorriso.

Sono comunque grato a chi mi ha ricordato e a chi mi rammenta che la leggerezza di vivere può essere racchiusa in un sorriso, a chi mi ha sorriso e a chi continua a farlo ricordandomi che un giorno potrò ritrovare il mio.
Se sorridere è un po’ come mettersi a nudo, allora la sola cosa che ora posso offrire di simile sono queste parole che ammettono la fatica di un sorriso, l’incapacità di comprendere dove l’abbia perso, per quale motivo e -soprattutto- perché non riesca a ritrovarlo.

Credo che vi fu un tempo in cui anch’io sapessi sorridere. Ciò mi solleva, mi convince a pensare che se sorridevo allora potrei imparare di nuovo e sorprendermi, un giorno, a sorridere di nuovo.    

Nel frattempo, voi che ne siete capaci, sorridete e continuate a farlo. Se non vi pesa oltremodo sorridete anche per me.
Sappiate infine che a chi dovesse chiedervi se sia possibile sorridere in nome altrui, potete rispondere che, per quanto mi riguarda, ho dato esplicita procura a chiunque voglia farlo: chissà non riusciate a scucirglielo, un sorriso.

commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Basic HTML is allowed. Your email address will not be published.

Subscribe to this comment feed via RSS

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: