Quando il mattino ha il topo in bocca

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Domenica 31 agosto non è stata la migliore delle domeniche all’ora d’andare a dormire. Al risveglio sarebbe stato lunedì 1° settembre. Un simbolo a chiusura di un’estate sotto il segno dell’acquazzone in un clima d’ottobre inoltrato. Ma non è né del punto meteo né del punto depressione pre-autunnale che si tratta.

La questione non è nemmeno la fastidiosa -per non dire peggio- ernia del disco che mi blocca come un ottantenne artritico, alcolizzato e obeso, ripiegato sulla schiena e che mi fa trascinare come se stessi correndo da ubriaco la maratona di New York ; la domenica all’alba, reduce da una notte di sballo, sotto la neve, con le fiacche ai piedi ed un masso legato alla caviglia con una catena che nemmeno 50Cents.

Sono piuttosto restio a rendere pubbliche le mie questioni di salute. Dunque non vi dirò molto sulle analisi che mi sono state da poco rese. Salvo a riassumerle pasticciando un verso :   E il naufragrar m’è dolce in questo sale. Se non è diabete, è ipertensione. Mal comune mezzo gaudio ? Se queste sventure bastano ad allietare i vostri primi giorni di settembre, la cura è stata sufficiente. Altrimenti, il medico consiglia di rincarare la dose.

Lunedì 1° settembre. Risveglio traumatico. Tempo dall’apertura degli occhi sino alla moka : 1h15. Stato delle finanze coordinate allo stato della colonna vertebrale : un disco rotto. Mentre il cielo si apre per fare passare i raggi di un sole che prende in giro chi è tornato al lavoro, un messaggio s’apre sullo schermo del mio computer e sembra voler prendere per il culo me. « Il Mattino della Domenica » mi ha contattato. Sì, quel « Mattino » che è un po’ come –citando Gaspard Proust– la sensazione che provi dopo un gran sabato da « Strangers in the night », risvegliandoti la domenica con un « siphilis in the morning ». In parole povere : se lo conosci, lo eviti.

Questa volta, però, responsabile non è la mia patologica curiosità nel voler vedere come vanno le cose nella parte più che rancida del Ticino. Non è colpa di questa misteriosa malattia congenita che mi fa aprire il « Mattino » mentre bevo un caffè in un bar qualunque durante un week-end a Sud delle Alpi. A proposito di questa patologia cronica, devo ammettere che non riesco a dare torto ad alcuni amici a cui rivelo che dare una sbirciata al « Mattino » mi è comunque utile per rendermi conto del degrado che rappresenta. Loro mi rispondono che per avere un quadro della sanità di una città non ho alcuno bisogno di passare le mani nelle tazze  dei suoi bagni pubblici. Come replicare ? Appunto. Senza parole.

Questa volta, dunque, non ne sono stato affatto responsabile. E’ il « Mattino » che si è introdotto nel mio sistema operativo e la barriera degli anti-virus non è stata attivata grazie alla  cordialità con cui il redattore mi ha contattato.

Di che si tratta ? C’è un problema? La mia reazione nel mattino di un lunedì 1° settembre è paragonabile a quella provocata da una lettera il cui mittente è l’amministrazione fiscale cantonale.

Primo bemolle, benché il livello renda complicato scadere : non si tratta del « Mattino della Domenica », ma del « Mattinoline » che però utilizza la versione cartacea quale biglietto da visita più convincente (sic ). La questione è piuttosto semplice : al « Mattinoline » « farebbe piacere pubblicare il pezzo sul  Rancido Ticino… ».

La questione diventa dunque più accattivante. Il redattore responsabile del contatto, non solo non si è reso conto del fatto che la carta straccia per cui lavora, a parer mio, si pone al di sotto di ciò che considero rancido. Trattasi di « prodotto da non ingerire » o  « impropria al consumo » secondo quanto dovrebbe affermare la legislazione sul consumo delle derrate informative di questo paese. In ogni caso, il redattore riassume il pezzo secondo il punto di vista sul quale lui si focalizza. Dove ho sbagliato ? In realtà, l’articolo è concentrato sul Ticino che preferisco, quello riassunto dal gusto di Rioja e carnesecca e che mi fa dimenticare il Ticino più rancido. E’ « il Ticino dei miei amici, di chi opera per fare del cantone in cui sono nato una regione accogliente e che m’invita a ritornare, da straniero, un po’ a casa. ».

A sorpresa, dal letto dove sono bloccato, a metà mattino lo scambio con il redattore del « Mattino » sortisce un effetto anti-infiammatorio superiore ad una dose di un Ibuprofrene 2500mg, il cui effetto sull’acidità di stomaco dev’essere ponderato, ma per il quale l’ernia ringrazia.

Concedo al redattore l’opportunità del dubbio. In fondo è un segno d’apertura del « Mattino » voler pubblicare questo pezzo. Ed è inutile nascondersi con ipocrisia : « Al rancido Ticino preferisco quello di Rioja e carnesecca » è un pezzo che ha contabilizzato migliaia di visite e di letture sull’arco della settimana. Questo è soprattutto dovuto alle condivisioni sulle reti sociali ed a un punto di vista condiviso in modo piuttosto largo in Ticino. Mai e poi mai, quando sabato scorso ho lasciato libero corso alla mia opinione avrei immaginato cose che ora non valgono la pena di sdolcinati salamelecchi a voi lettori.

La proposta del « Mattinonline » è di una semplicità disarmante. Ha piacere a pubblicare il pezzo, quasi per intero, con un rimando a questo blog. Occorre precisare che mentre il « Mattinonline » è saturo di pubblicità, per cui non ho nulla da ridire, SOPRATTUTTO ne è libero perché il sottoscritto si concede il lusso di pagare l’opzione per cui la piattaforma sulla quale leggete sia libera da pubblicità.

Tuttavia, il « Mattinonline » non prevede alcun compenso per un pezzo che comunque necessita un lavoro che il redattore in causa non avrebbe fatto, visto che avrebbe copiato e incollato il testo in un battibaleno. Un lavoro per il quale –ovvio- lui è salariato. Un compenso anche minimo che avrei reindirizzato con piacere e come una secchiellata d’acqua fresca ad una causa per la quale non mi sarei comunque fatto alcuna pubblicità.

Il mattino del lunedì 1° settembre diventa sempre più radioso, facendo le smorfie a chi è rinchiuso in ufficio, mentre il « Mattinonline » pone comunque una condizione alla pubblicazione del pezzo.

Nell’eventualità della pubblicazione del pezzo, il « Mattinonline » avrebbe fatto sparire una frase dal seguente paragrafo : «  Per non parlare dei locali prostituto-friendly, dove le lavoratrici del sesso (anche transessuali, lesbiche o presunte tali) accolgono la crema della società e pure –mi par sia capitato-  alcuni membri delle Istituzioni. Si parla di ballerine. E di luce rosse. Non sia che il sesso legato al denaro scandalizzi oltremisura, signora mia! ».

E quale, dunque, la frase incriminata? Quella relativa ad una personalità delle istituzioni, alla quale non facevo direttamente riferimento –anche perché mi riferivo a locali non necessariamente del Ticino, ma anche della Svizzera romanda- ad un caso che ha scosso la Svizzera italiana. Obbietto. Mi pare di non aver scritto il falso –qualità centrale nella lettura di un giornalista- e di non aver infangato la memoria di alcuna persona. Anzi, mi pare che il tono del pezzo, affermo, ponga appunto la questione al di fuori della stigmatizzazione secondo il gusto, l’orientamento, il comportamento in ambito sessuale delle persone. Mi pare inutile aggiungere che penso che ciò debba avvenire nel rispetto della legalità.

A mia domanda richiedente ragguagli sul perché la frase debba essere cancellata dalla pagina del « Mattinonline » nell’eventualità di una pubblicazione, il redattore risponde che la frase  “richiama un episodio legato un consigliere di stato che è 1) defunto 2) al quale volevo un gran bene 3) che era vicino agli ambienti del mattino

La questione legata alla verità dei fatti scritti non viene minimamente evocata dal, a questo punto, presunto giornalista così come non viene sottolineato il fatto che il pezzo porta la mia firma e che il « Mattinonline » non farebbe altro che copiarlo. Eppure, viene posta una condizione.

E visto che le questioni sentimentali che legano un redattore ad una persona deceduta non mi sono completamente indifferenti, penso sarebbe stato più opportuno che fosse stato un altro redattore ad assumersi questo onere. La giustificazione, inoltre, ha il sentore di un ben più comune e schietto « perché tengo famiglia ». Eppure, il « Mattino », che rivendica altrove una libertà di tono e la capacità di dire, di urlare, di sbraitare se non quella di abbaiare ciò che alcuni pensano sottovoce –e che moltissimi altri non pensano nemmeno- in questo caso avrebbe fatto sparire la frase che non s’aveva da leggere. O almeno, che non s’aveva da leggere sulle pagine del« Mattinonline ». Una cosa che non è da cuor di leoni, diciamo.

E’ un mattino di un lunedì 1° settembre che -come questo resoconto- s’è dilungato oltremisura. Mentre il gatto miagola e il sole entra dalla finestra, decido di chiuderlo rifiutando categorigamente la proposta del « Mattinonline » per cui non vedo nemmeno perché debba essere ricercato un aggettivo. I fatti sono fatti e questo media è disposto a nasconderli, occultandoli dietro a sentimenti che non dovrebbero intervenire in un rapporto tra giornalista e personalità pubblica, soprattutto se eletta dal popolo.

Non obbietto al « Mattinonline » la libertà di citare il mio pezzo, di scriverne nella più totale libertà di critica e di cronaca garantita da questo paese. Quella che esige -soprattutto– che i fatti non vengano modificati secondo interessi particolari quando vengono restituiti al cittadino.

Un lunedì 1° settembre che non s’è presentato sotto migliori auspici, ma che è finito meglio di quanto sarebbe potuto accadere.
Un’apparente donna accattivante ha solleticato l’orgoglio: accettando l’offerta -riassunto nel piacere del media in causa che fa a botte con la libera società di mercato- il pezzo sarebbe stato distribuito su più larga scala. La proposta è venuta a me svestita con una succinta nuisette, presentandosi con l’aria sexy e disponibile; con la colazione pronta, le cosce calde e gli antidolorifici sul vassoio. Sarebbe bastato accettare un suo bacio. E così, avrei scoperto che quella non era altro che l’illusione di un mattino che cercava di mostrarsi con quanto fascino poteva, ma con un topo in bocca.

Allora, vi auguro che ora questo autunno inoltrato vada meglio di come sembrava voler cominciare e che domani uno scampolo d’estate possa tornare. Per me è il caso, malgrado il disco rotto abbia cominciato a suonare la solita musica. In fondo,  malgrado tutto intorno sia pioggia, pioggia e pochissima Francia, non mi pare che sia tutto da gettare.

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