La ginestra e la parca

costa_brava

Le lenzuola incollate alla schiena. Le imposte chiuse. L’aria ardente. Un venditore di meloni maturi strombazzava col furgoncino davanti casa, il megafono urlava la qualità della frutta. La temperatura della camera dilatava il tempo e il mercurio. Non riuscivo ad addormentarmi ed il rumore del motore del ventilatore, che di solito mi cullava, cominciò a stuzzicare i nervi. Poi a dar fastidio. Sino a diventare un’ossessione.

Fissavo il soffitto da ore, cercai di ricordare le parole di « Mediterrano ». Ad un certo punto, cantava, sarebbe andato a cercarlo la morte. Non ricordavo però che colore avrebbe dato alla ginestra né potevo dire di quale colore fosse, la ginestra. Invece delle onde del mare rividi l’immagine del telefono che squillava sul tavolo di lavoro, due anni prima. Quando lo presi, indicava le 11.38. La voce smessa.

« Pronto, ciao Tomas»

« Ciao Pablo »

« Che c’è ? »

« Tuo padre. »

« No. »

« E’ morto ».

Non andò così. Mi disse solo  « tuo padre ».

Fu io a dire « è morto ». O lo pensai, ma non lo dissi. Forse restai in silenzio. Non risposi e capii. E Tomas sentì che avevo compreso. Oppure no. Tuo padre. Poi bianco. Il soffitto non mi aiutava, non proponeva alcuna soluzione. Ricordo che schiacciai con violenza il pulsante rosso -virtuale- del telefono che scaraventai tra le lenzuola sudate. Fine della conversazione. Erano passati due anni e rivedevo, di nuovo, la sequenza, senza riuscire a ricordarla con precisione.

Alzai il busto, cercando la bottiglia d’acqua sul comodino. Avevo i capelli fradici di sudore e lo stomaco vuoto che imprecava.

Invece di ricadere sul materasso decisi di alzarmi. Non avrei dormito. Le mattonelle del pavimento sotto la pianta dei piedi erano l’unica superficie della casa rimasta fresca.

Aprii il rubinetto della doccia e spinsi il mio corpo sotto il getto. Un brivido. Refrigerio. Sollievo. Mentre mi insaponavo, le note ed il testo emersero alla superficie del ricordo:

 

si un día para mi mal

viene a buscarme la parca.

Empujad al mar mi barca

 (…)

 Mi cuerpo será camino,

le daré verde a los pinos

y amarillo a la genista.

 

Giallo per la ginestra perché gialli sono i suoi fiori.

La doccia smise di sprizzare acqua benché fossi ancora parzialmente ricoperto di sapone. L’azienda aveva dovuto interrompere la fornitura,  come spesso accadeva durante i giorni di canicola. Entravamo in un periodo di rischiosa siccità.

Uscii dalla cabina e mi vidi nello specchio : malgrado avessi smesso gli anti-depressori ero ancora parecchio gonfio.
Poi mi sdraiai al fresco, per terra, con un nuovo rettangolo di soffitto all’orizzonte dello sguardo.

Bianco. Come le ali della barca.

 

commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Basic HTML is allowed. Your email address will not be published.

Subscribe to this comment feed via RSS

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: