Il PD dovrebbe fare seppuku, ma non ne ha il coraggio

Qualche settimana fa avevo la radio accesa in cucina e un buon corrispondente francese in Italia raccontava della festa dell’Unità. Anzi, dell’unità, visto che l’eventuale u maiuscola sarebbe da rivalutare attraverso un’attenta descrizione del suo attuale significato.

Nell’altoparlante mono della vecchia radio rossa anni ‘60 che comprai a Bologna più di dieci anni fa, il sapore della piadina sembrava mescolarsi alle onde analogiche, intrecciandosi al caratteristico e vecchio brusio FM; un rumore parassita che equivale all’odore acido di lambrusco che satura l’aria delle feste dell’unità.

Ormai è troppo tardi per una revisione dei transistor e la sola soluzione che porrebbe fine al virus radiofonico intrusivo sarebbe gettare la vecchia radio dal quinto piano; vederla partire in mille pezzi giù, sotto. Che senso ha lasciarla sul mobile della cucina ? Non ha una presa digitale, non legge alcun podcast. Il solo momento in cui vive ha il gusto del caffè che sale nella moka. Accenderla per cucinare no serve perché qualunque cosa di Coltrane o di Camarón è migliore. Insomma, prende polvere, resta lí immobile ed è quasi sempre è spenta. Da questo punto di vista è inutile.

Però è bella. Anzi di più : è fica. Ricorda gli oggetti disegnati da Dieter Rams per Braun che Jonathan Ive, il guru del design di Apple, ha ripreso per non dire copiato a man bassa. Buon per la Apple che s’è affidata a questo stile piuttosto che guardare a quello delle attuali Fiat.

Il corrispondente francese, il caffè e la radio dunque. Mentre la moka borbottava sono pronta, il giornalista raccontava dell’incontro della sinistra europea alla festa dell’unità. Una cosa che andava dal PSOE spagnolo -che non riesce a tirare fuori la testa dall’acqua da quando Zapatero è affondato- ai tedeschi che uno Schröder non lo trovano nemmeno a scavare in tutta la Ruhr- ai laburisti inglesi che con la sinistra italiana hanno le stesso rapporto che può avere un cappio con i pantaloni, al rappresentante di François Hollande -la cui barzelletta sta riaprendo la strada a Sarkozy- e –squillino le trombe, rullino in tamburi, s’affettino quintali di prosciutto crudo- al PD italiano.

Il resoconto del summit del socialismo tutto-fare europeo alla festa dell’unità – che farebbe rivoltare Mitterrand nella tomba, fumare sigaro su sigaro a Felipe Gonzalez e che provoca l’ira della memoria delle grandi figure della sinistra italiana – dicevo, il resoconto ad un certo punto cozzava su un dato: il 40% ottenuto da Renzi alle ultime europee. E a quel punto, il ronzio della radio non lo sentivo più. La legittimità di Renzi, giustificata da quel 40%, sarebbe come argomentare la pertinenza al governo francese di Marine Le Pen secondo lo score ottenuto durante lo stesso tipo di elezioni nell’Esagono.

Dunque. E’ andata così: sorseggiando il caffè, e prima d’accendere l’ennesima sigaretta, ho spento la radio e ho avviato l’ultimo album di « Tycho ».
Poi ho ripensato nel disordine a Prodi, D’Alema, Fassino, Rutelli, al loft, al bus, a Veltroni, a Di Pietro, alla campagna in treno, al logo del PD, a Bertinotti, Vendola, al brizzolato dei verdi di cui non ricordo il nome e che non ho voglia di cercare, a De Magistris, a Ingroia. Poi al migliorismo di Napolitano e al denaro che arrivava da Berlusconi per finanziare il giornaletto della sua corrente. Per evitare il collasso mi sono fermato. E allora per associazione d’idee sono riappare le piadine, il concerto alla festa dell’unità degli U2 (il tour era ‘Pop’ e centinaia di migliaia di spettatori restarono bloccati per ore senza un treno) , l’acidità del vino da festa campestre, i foulard in subdolo color propalestinese, ai sandali di cuoio e le unghie gialle, agli eskimo con le toppe e all’immaginario dei tempi in cui l’Italia catto-comunista sognava di scopare su una moquette, contro una locomotiva, sbucciandosi le ginocchia sotto le luci di San Siro.

Mi sono detto che, come il concerto del Primo Maggio, la festa dell’unità andrebbe smantellata. Pezzo per pezzo. E visto che nemmeno un rigattiere di Varsavia ne vorrebbe acquistare delle parti, in seguito i pezzi andrebbero stivati nel Concordia nell’attesa di una grande mostra sul collasso della sinistra italiana a cavallo del millennio. Dove? Ai posteri, che avranno la fortuna di guidare sulla Salerno-Reggio Calabria senza intoppi, la decisione.

Smontando tutto, la presunta sinistra italiana sarebbe una volta per tutte costretta a fare in conti con l’eredità del PC e a dire -una volta almeno e per la prima volta- abbiamo sbagliato. Così il PD sarebbe costretto a rendere esplicita l’orgia organizzata con gli ex della DC ; sarebbe messo in chiaro -sotto la luce pubblica- il lignaggio tossico di un’egemonia culturale menata da tristi e grigi bacchettoni censori e monoteisti.
Smontando il PD dovrebbero venir messi in luce e poi congedati gli elementi, personaggi, manichini, sbruffoni, cafoni e tetri rappresentanti del restare avvitati al grandepartitodesinistra, diciamo. Da molti anni non producono un’idea che sia una. Non un leader, uno. Non un progetto. Uno. Non una visione che oltrepassi la punta del naso del partitoddemocratico che -magari- avesse la dimensione del setto nasale di Fassino! Ma il Piddì non ha nemmeno questa dimensione, che -molto più spesso di quanto viene ripetuto- conta.

Gli anni sessanta, la forma e il colore rosso della radio, almeno, ricordano Giugiaro, Pininfarina, Dante Giacosa e di conseguenza anche Michele de Lucchi per non citarne che alcuni : maestri del design il cui lavoro evoca l’Italia che ci sapeva fare. Dell’Italia che sapeva fare. Progettare e fare.

Il PD di oggi e la festa dell’unità, invece, sono la Fiat Multipla dello sviluppo, per non dire la Duna. E Matteo Renzi un foglio di calcolo iperattivo che rimane vuoto mentre la discussione su come riempire la prima casella va avanti senza fermarsi mai. Il PD ? Una revisione ormai è impossibile. L’unica soluzione è l’implosione, la distruzione, lo smantellamento.

La mia radio rossa al confronto è un oggetto che malgrado i suoi anni merita di vivere ancora per molto tempo quando viene confrontata alla festa dell’unità. E soprattutto comparata al PD, a cui, per evitare di marcire, converrebbe fare seppuku, ma non ne ha il coraggio.
Se lo avrà, quando lo avrà, e solo quel giorno e non prima, scaraventerò la radio rossa della cucina attraverso la finestra. E alla notizia, il rumore parassita FM della radio -questa mattina- sembra sparito: la radio rossa dev’essere contenta di pter vivere almeno per altri cinquant’anni.

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