Il tempo, la fantasia e i grandi orizzonti

Quando la musica tace, lacerata dai proiettili dei fucili d’assalto, quando le voci vengono soffocate dalla rabbia cieca di luridi assassini, la negazione della vita si materializza. E’ una rabbia assassina che uccide per cercare d’imporre – col terrore e a qualunque prezzo – un principio dogmatico ; un’arida ideologia che nega la dimensione del tempo e il fatto che – attraverso il tempo – gli esseri umani possano immaginare, descrivere, studiare, correggere, falsificare, verificare, pensare e ricondurre questo stesso processo per scrivere una storia che si oppone diametralmente ai principi dogmatici che i fondamentalisti, aiutati da imbecilli braccia armate, vogliono imporre. Dogmi aridi di sterili dottrine per cui la dimensione del tempo non esiste, la cui ideologia si arresta in un luogo astratto, arcaico e preistorico in modo che nessun altro ricorso alla vita possa esistere, se non la dottrina e l’interpretazione fornita dagli stessi stolti ideologi a cui nessuno farebbe caso se la loro voce non fosse portata da mentecatte braccia armate.

I fondamentalisti, infatti, possono cercare di imporre il loro potere solo in questo modo : attraverso la truce barbarie secondo la quale la scienza non esiste, imponendo la paura e la violenza secondo un modo di concepire il mondo che taglia la gola all’immaginazione, che soffoca il desiderio alla fantasia, che massacra l’ambizione di sapere, che lacera il piacere della conoscenza e che assassina la concezione stessa del pensiero.

 

Quando i brutali dittatori, i regimi totalitari sanguinari, gli ayatollah retrogradi, i caudillos imbecilli, i capi religiosi attardati vogliono imporre il proprio potere infliggono la paura alle popolazioni civili facendola pagare con il prezzo del sangue. Torturano, violentano, uccidono. Negano ogni principio di vita e soffocano la proiezione nel tempo, nel futuro, perché questa è la sola condizione perché la loro sterile ideologia possa emergere. Perciò violentano le donne, annientano l’infanzia e lacerano la gioventù. Ed è per questa ragione che arrestano, imprigionano, torturano, uccidono poeti, scrittori, editori, intellettuali, musicisti, artisti. Distruggono qualsiasi forma costruita che possa testimoniare nel tempo i passi compiuti dall’esistenza umana ; forme che attraverso il tempo invitano altri esseri umani a farla progredire e prosperare. Questa è la ragione che spiega perché i fondamentalisti vogliono fare tacere le voci e uccidere il pensiero: quando la barbarie s’impone è proibito pensare troppo forte ; la condizione perché la barbarie possa vincere è il martirio del pensiero, qualsiasi sia la sua forma. Perciò i fondamentalisti sono terrorizzati dalla gioia e dalla festa ; hanno paura della conoscenza e sono tormentati dai processi umani che sanno riconoscere i propri errori e che imparano da essi.

La rabbiosa tirannia degli abbietti fondamentalisti è pure sinonimo di sete di potere, per cui la religione e l’ideologia appaiono infine per quello che in realtà sono: pretesti e sordide scuse perché è ovvio che l’obiettivo, di cui i tiranni non dicono mai il nome, è quello di dominare popoli, risorse, territori, accessi al mare e ricchezze riducendo le popolazioni alla miseria mentre loro stessi s’ingozzano di ciò che proibiscono e negano ad altri.

In fondo – questa –  non è altro che bieca rabbia assassina, non è che putrida cupidigia, accecata dal potere di regnare in nome di un presunto dio, che non ha un solo nome, che non porta una sola bandiera e che non parla una lingua sola.

I libri bruciati, le popolazioni civili ridotte al nulla, gli stabili e i ponti distrutti, gli ospedali inesistenti, le opere d’arte distrutte, le biblioteche proibite, i bambini derubati del futuro ; la negazione della scienza, dell’arte, della cultura, dell’immaginazione, della fantasia, degli incontri liberi, della sessualità emancipata in favore di una tirannia oscurantista non si limitano né a un solo paese né a un solo territorio. Ed è forse per questo che vale la pena combattere: per la proiezione nel tempo, per la fantasia e per i grandi orizzonti. I grandi orizzonti liberi.

 

 

 

 

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