Norman Gobbi: un fiume di dopobarba non basta

« Peccato, Norman Gobbi non ce l’ha fatta »: per fortuna. O meglio, come previsto. Come se –veramente- il Norman Gobbi avesse potuto farcela. Come se –veramente- l’Assemblea avesse potuto ritenere il Norman Gobbi degno del Consiglio Federale. La pantomima è durata oltre il dovuto, la barzelletta di cattivo gusto fin troppo. Non che il Norman Gobbi non si sia messo il vestito buono e cercato di fare bella figura, per l’amor del cielo.

Durante il tour della sua candidatura è apparso sbarbato, piuttosto deciso e ha cercato di fare una campagna pacata, secondo una forma e dei toni che la Lega pare aver dimenticato al Sud delle Alpi. Tuttavia, malgrado gli ettolitri di dopobarba sversati – quando la campanella ha indicato che il tempo dei colpi di gomito, delle barzellette di cattivo gusto, degli spintoni era giunto al termine- quando, insomma, il gioco ha abbandonato il terreno delle ipotesi ed è diventato vero, coprire l’olezzo dei metodi della Lega dei Ticinesi, delle dichiarazioni passate, delle provocazioni pronunciate è diventato impossibile.

Verba volant, scripta manent : pare la Lega abbia voluto dimenticare e fare dimenticare il fatto che da molti, troppi anni, quando gioca in casa la spara grossa e crassa, utilizzando metodi che colpiscono sotto la cintura e che oltrepassano i limiti della rispettabilità oltre che quelli della decenza, indegni della politica e che non hanno da essere associati all’istituzione suprema della Svizzera. Eppure, malgrado la tecnica dello struzzo e benché l’Assemblea non abbia voluto infierire oltremodo sulla miserevole statura a livello nazionale del Norman Gobbi e del suo partito, nel giorno della vigilia dell’elezione del Consiglio Federale non è stato più possibile coprire le vergogne facendo finta di nulla. Così il Norman Gobbi è apparso nudo, coperto solamente dalle misere e sudicie pagine del ‘Mattino della Domenica’. Quella era la realtà e quella toccava –prima o poi- affrontare.

 

« Il Norman Gobbi ce l’ha messa tutta », « Ha perso con onore »  e via discorrendo. La tiritera era prevedibile, come quella che cerca di far portare il peso e la colpa della non-elezione del Norman Gobbi al disprezzo confederato per il Ticino e per la Svizzera italiana. Come se non fosse bastato cercare di fare credere che la candidatura del Norman Gobbi sia stata quella di un intero cantone, prendendo in ostaggio chi non avrebbe mai voluto subire l’onta della sua elezione, ora toccherebbe anche affrontare questa –ennesima- menzogna. Il Norman Gobbi ce l’ha messa tutta ed è questo il peggio : perché questo era tutto ciò che c’era, raschiando anche il fondo del barile. Sai che soddisfazione. Sai che onore.

Occorrerà riflettere e che il Ticino, invece di far finta di nulla o –peggio ancora- invece di scadere senza fine nel ruolo della vittima, prepari il proprio futuro politico a livello nazionale. La prossima volta bisognerà presentare una candidatura degna sia della regione, sia della Svizzera italiana, sia del cantone. Fare la voce grossa in casa e tornare in Ticino con la coda di paglia per poi ricominciare ad urlare facendo nel contempo i gradassi e le vittime non è la soluzione. Perché altrimenti, quando giungerà il momento, quando sarà l’ora della prossima occasione, non basteranno né un vestito buono, né una visita dal barbiere né –tantomeno- un ettolitro di dopobarba : saranno di nuovo una brutta figura e un sonoro, vergognoso, ceffone.

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