Lorenzo Quadri, il can’ rognoso e la solita baruffa de’ quattro gatti

piuidentita-lorenzo-quadriPovero Lorenzo Quadri, la similitudine del cane colpito da rogna deve avergli avergli arrecato parecchio dolore, lo ha a dir poco urtato, lasciandogli impresso un ruvido livido. Certo, la similitudine con la quale è stata comparata e descritta la solitudine del deambulare -evitato da tutti- del Lorenzo Quadri nel bernese Palazzo non è di certo delle migliori ; di sicuro non è raccolta nel Gran Manuale delle Similitudini dell’Eleganza Letteraria e –nella sua costruzione- non dipinge nemmeno l’aureo capello del Lorenzo Quadri secondo i principi cari alla carnascialesca allegoria.

Povero Lorenzo Quadri, affermare che a Berna viene schivato dall’altri politici come il quadrupede fedel compagno dell’omo affetto dal malor rognoso che a malor lo trae -il quadrupede, non l’omo- non è affatto corretto né degno del presunto valor politico de’ lo stesso Lorenzo Quadri, il qual -sia detto- magnifico si crede. Di sicuro, l’altezza di cui si pensa tale non è consona, secondo lo stesso, a cotal linguaggio, il quale, per allegro e gogliardo paradosso che sogghignar’ malgrado noi ci face, è pure cotal che viene da le pagine de l’ « Mattino della Domenica » da mill’anni professato. Ma allor che codesto modo di fare avviene ne le pagine de lo presunto e bisunto giornale altre son le vittime designate, perciò non provoca né l’offeso affetto del Lorenzo Quadri né la minaccia dell’Attilio Bignasca né della Lega alcun scalpore. Il cotal Attilio Bignasca, per esempio, s’erige ne lo ricatto dell’astenersi dall’attività politica tutta finché le scuse del Partito Liberal Radical non giungeranno alla sua vista redatte e firmate, visto che la similitudine del rognoso can’ scritta e letta venne nelle pagine de l’ « Opinione Liberale ». Or verrebbe quasi dell’augurarsi che mai dette scuse redatte saranno, così da costringere l’Attilio Bignasca all’abbandono della politica vita o –per lo meno- al venir meno de la sua annunziata promessa. Per codesto motivo, per allegrar’ lo acculturato stil nuovo per lo qual il Lorenzo Quadri sembra volersi d’ora in poi adoperare e per non urtar affatto la di lui delicata e sensibile emozione, deciso fu lo stilo di codesto paragrafo di cui ora nel contempo concluder’e liberar’ ci piace.

 

Povero Lorenzo Quadri, il messaggio emesso da Berna non gli è risultato affatto chiaro eppure è parso piuttosto schietto e comprensibile: la scurrile e indecente forma politica che scaturisce dalle pagine del ‘Mattino della Domenica’ non è degna delle più alte istituzioni elvetiche visto che la forma è elemento sostanziale alla democrazia così come lo è  -in misura uguale ed equivalente- il contenuto. Dopo la batosta subita dal Norman Gobbi, al ritorno da Berna con la coda di paglia o con la coda tra le gambe –per usare una metafora per la quale il Lorenzo Quadri non ha da sentirsi offeso perché ritrae la realtà nella sua crudeltà- la situazione avrebbe richiesto ben altro profilo, ben altro atteggiamento. Invece, come sempre accade, alla prima occasione le figure della Lega –ed in questo caso il Lorenzo Quadri e l’Attilio Bignasca- hanno vestito i panni delle vittime, come fossero delle offese e scandalizzate vestali della dignità politica, sino alla materializzazione del ridicolo e tragicomico ricatto.

Povero Lorenzo Quadri, è pur vero che quanto imparato a Berna vale per tutti nel Ticino e nella Svizzera italiana. Occorre ricostruire e rinnovare una cultura politica fondata sul dibattito politico che –seppur duro- deve evitare di scadere nell’insulto da due soldi perché questo, come è stato dimostrato durante l’elezione del Consiglio Federale, se da un lato attrae quattro gatti, dall’altro viene pagato da un’intera regione, da un intero cantone col prezzo di un’onta dura da digerire. Eppure, se da un lato la similitudine, firmata per di più da uno pseudonimo, è stata a dir poco sfortunata e di cattivo gusto, dall’altra avrebbe dovuto raccogliere un’intelligente indifferenza. Tuttavia, la solita malafede del Lorenzo Quadri e della Lega ha di nuovo rivestito i panni della prude vittima offesa la qual confonde intenzionalmente non solo la pagliuzza altrui per mascherare la propria trave, ma soprattutto la similitudine con l’affermazione, come se ignorasse una figura fondamentale dell’italiano.

Povero Lorenzo Quadri, questa situazione richiede molta comprensione ed è necessario evitare una reazione sproporzionata, negando lo spunto relativo al verme che egli stesso ha evocato. Agire in questo modo significherebbe infatti entrare di nuovo nel sudicio terreno dove il Lorenzo Quadri e la Lega vogliono condurre il confronto politico: quel terreno dove sono di casa, dove sono soliti agire e dove occorre lasciarli stare, senza che sia necessaria alcuna ulteriore similitudine legata al mondo animale.

Povero Lorenzo Quadri, se non fosse perché si è trattato di una similitudine e non di un’affermazione, se non fosse perché ormai in Svizzera il caso della rogna e dei cani è più che gestibile per non dire risolto; se non fosse perché durante anni la lega ha usato e abusato a dismisura del dileggio, dell’insulto e dell’offesa personale, se non fosse perché la baruffa che cerca di produrre vuole in realtà mascherare il messaggio lanciato da Berna e il ceffone ricevuto dall’Assemblea federale, se non fosse perché occorre guardare ad un rinnovo della cultura politica del cantone e del suo linguaggio; se non fosse per tutto ciò, a causa della questione del can’ rognoso, il Lorenzo Quadri farebbe quasi pena.

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