La figurina di Pamini

C’era da sperare che la minuscola esternazione, com’è solito definire questo genere di affermazione nel panorama mediatico della vicina penisola, rimanesse al Sud delle Alpi. Invece, purtroppo, no: la risibile opinione di Paolo Pamini a riguardo delle armi ha varcato il Gottardo, balzando sulle pagine dei media elvetici.

Nel mondo politico-mediatico ticinese, o della Svizzera italiana, è dunque apparso Paolo Pamini, l’ennesimo inventore dell’acqua tiepida. Un piccolo rampante politico alla ricerca di visibilità che ricicla un modo di comunicare e di trovare un riscontro mediatico vecchio come il mondo e che ben si adatta ai giorni nostri. Ha applicato una ricetta per cui non serve molto : basta parecchia faccia tosta, un’affermazione provocatoria o presunta tale, l’esagerazione sui tratti. Occorre arroganza e il coraggio di affrontare la vergogna di spararla grossa. Oppure di non averne, di vergogna. Ancora meglio: fare in modo che l’affermazione sia legata ad un avvenimento che ha già provocato importanti reazioni, in modo da incollare il minuscolo ragionamento ad un treno già in marcia. L’originalità del pensiero conta nulla : molto meglio copiare, secondo la tecnica del plagio a migliaia di chilometri di distanza, dinamiche e tecniche che hanno già dato prova di efficacia.

Durante gli anni novanta abbiamo assistito all’espansione di queste tecniche di comunicazione, usate molto spesso –così come avviene coi pesticidi- in modo associato. Nell’utilizzazione dei pesticidi -infatti- ne vengono usati più di uno perché la quantità usata di ciascuno possa rimanere nei limiti imposti dalla legge. Non si conosce però ancora l’effetto di sinergia ottenuto associando le sostanze, un attuale soggetto di studio che s’interroga su un effetto terzo che non equivale alla somma delle parti, ma che è superiore. Chi non si ricorda dell’esperienza di chimica quando veniva studiata la reazione tra il sodio e l’acqua ?

E così nella comunicazione politica che ricerca visibilità a prezzi di saldo. Viene preso un tema che altrove provoca dibattito e divisione e lo si importa. A questo viene collegata un’affermazione provocatoria. Sessualità, infanzia, crimine e morte sono delle tematiche ad hoc: più dividono, meglio è. E se toccano dei tabù, meglio ancora. La prudenza dei toni viene abolita. Così anni fa vi fu il dibattito di società legato ai movimenti Prolife o anti-aborto, importato direttamente degli Stati-Uniti dove venne operata una promozione di questi movimenti in relazione al rafforzamento dei movimenti e delle idee a sostegno di una politica conservatrice.

Il provocatore politico in cerca di visibilità, una specie di troll mediatico, esagera dunque in modo volontario i tratti di un’affermazione amalgamata ad un dibattito di società che già avviene o che ha già preso forma in un altro luogo, se possibile negli Stati Uniti. Un esempio ? La questione statunitense a riguardo delle armi. A questa si somma il dibattito che avviene dopo una strage, come quella di Parigi ad esempio, ma che negli Stati Uniti è legato anche ai numerosi omicidi di massa. Due idee e più gruppi di interesse si oppongono : da un lato chi è convinto che il controllo delle armi sia utile alla diminuzione delle stragi. Dall’altro chi pensa che il porto d’armi generalizzato provocherebbe una reazione utile e armata del cittadino pistolero in caso di strage. Viene poi inserito il reagente astratto prefabbricato attraverso la domanda « che farei in un caso simile » ?

Nulla di nuovo, abbiamo assistito a questo stesso dibattito pubblico durante le ultime settimane, in provenienza dagli Stati Uniti. Le affermazioni di Donald Trump ne sono un esempio.  Che deve fare dunque il politico rampante di casa nostra che cerca notorietà? Gli serve un’affermazione forte, esplosiva, che desti l’interesse dei media e un po’ d’indignazione popolare; deve -soprattutto- provocare una divisione e il consenso di un’opinione poco razionale, priva di argomenti. All’affermazione, alla provocazione, seguono dunque le domande dei media i quali richiedono spiegazioni, più dettagli, uno sviluppo dell’opinione. Si tratta di un modo di agire in perfetto stile Berlusconiano visto che il Cavaliere ha sempre applicato a perfezione questo modus operandi comunicativo. Seguono correzioni, smentite così da ottenere ancora più visibilità.

Paolo Pamini, lo sconosciuto deputato della « Destra », ha dunque applicato alla lettera la ricetta preconfezionata, scopiazzando il tutto e importandola in Ticino. La sua opinione, ospitata dal « Corriere del Ticino », non ha tardato a balzare attraverso i media. L’idea è schematica : il porto d’armi generalizzato, i corsi di tiro obbligatori, i ragazzi a scuola, le stragi, la possibilità -non reale, ma immaginaria- di poter sparare e la domanda « ci attenderemmo più o meno vittime di quanto sta tristemente riportando la stampa ? ». Nulla di più: non uno studio, non una ricerca, non un fatto ad argomentare l’opinione, ma una misera domanda che ha permesso a Paolo Pamini di sparare sul dibattito pubblico.

Alcuni media non aspettano altro, visto che questa –in un periodo di crisi per la stampa- appare come un simulacro di manna, utile per provocare interesse. Così l’opinione del Pamini ha varcato le Alpi. Come se non fosse bastata la figuraccia legata alla candidatura del Norman Gobbi al Consiglio Federale, la politica ticinese e il Ticino hanno trovato un nuovo unto elemento per tirare ancora più a lucido la loro immagine.

Verrebbe da chiedersi se questo tipo di politico ticinese non debba venir obbligato a passare un esame e ottenere un porto d’armi prima di potere spararla grossa, visto che se da un lato coglie notorietà e visibilità personale a basso costo, dall’altro coltiva una cultura politica sempre più malconcia e malandata.

Paolo Pamini ha esagerato volontariamente e l’ha fatta fuori dal vaso. Di sicuro pensava di fare una bella figura, invece ha fatto fare di nuovo una figuraccia al Ticino e infine, tirando le somme, non ha fatto che una magra figura, una figurina, Pamini. Non sarebbe stato male che, prima di spararla grossa con un calibro esageratamente sproporzionato, Paolo Pamini avesse imparato ad usare come si deve il pistolino.

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