Il retrovisore, il raddoppio del Gottardo e il buco nell’acqua

E’ una delle tappe fondamentali dell’istruzione alla guida. Non basta sapere girare il volante, pigiare sull’acceleratore, premere il pedale del freno e controllare la frizione, occorre anche imparare a valutare le distanze, apprendere a situare la propria automobile nello spazio e nel traffico : perciò è fondamentale imparare ad utilizzare lo specchio retrovisore. O meglio, i tre retrovisori montati sull’automobile.
In auto bisogna sapere guardare, distinguere e anticipare. Chi non sa usare gli specchi retrovisori a modo -in realtà- non guida l’automobile, ma la porta o, ancora peggio, si fa trasportare dal veicolo. Lo strumento comporta tuttavia la trappola dell’angolo morto, quello spazio dove occorre guardare grazie ad un gesto allenato perché non è coperto dalla visuale offerta dagli specchi retrovisori.

Quello del retrovisore e del guardare dietro di sé è un principio semplice, ovvio, che avrebbe potuto pronunciare anche Jacques II de Chabanne, più noto come Monsieur de la Palice. Eppure sembra che per quanto riguarda il tunnel di risanamento del San Gottardo, che con la Palice condivide il fatto di essere noto con un nome più semplice ovvero « il raddoppio del Gottardo », sia stata smontata parte degli specchi retrovisori montati sul veicolo che dovrebbe condurre la nostra opinione e che la nostra ragione guida nel campo delle decisioni. Inoltre, giorno dopo giorno, è sempre più nitida l’impressione che quelli che rimangono vengano continuamente mossi e sregolati. Così l’angolo morto si sposta di continuo e occorre parecchia attenzione per controllare quanto è avvenuto alle nostre spalle.

 

La nuova trasversale alpina sull’asse del Gottardo non è ancora stata inaugurata, l’ultimo strato di roccia della galleria del Ceneri è appena saltata, ma da parecchio tempo –ormai- c’è chi ha deciso di dare un colpo d’acceleratore per effettuare un pressante sorpasso. La manovra della galleria supplementare al Gottardo è stata presentata con i connotati dell’urgenza benché fosse nella mente dei suoi promotori da tempo. Ed è questo stato che spinge ai margini dell’angolo morto la decisione del popolo svizzero del 1994, quando accettò l’ « iniziativa delle Alpi ». Eppure il testo, oltre ad essere chiaro, è anche iscritto nella Costituzione, all’articolo 84 sul ‘Transito alpino’. L’articolo di legge prevede che il traffico delle merci attraverso le Alpi debba avvenire su rotaia e che la Confederazione sia garante della protezione della zona alpina. Tuttavia, a poco più di vent’anni dalla votazione sull’« iniziativa delle Alpi », il traffico merci sull’asse del Gottardo non è ancora stato interamente trasferito dalla strada alla ferrovia.

AlpTransit verrà inaugurata tra sei mesi, a giugno. A partire da quel punto, sarebbe stato utile prevedere un periodo di valutazione e di bilancio di questa importante opera che farà mutare la struttura dei trasporti sull’asse Nord-Sud. Alla luce dei fatti, sarebbe stato indispensabile valutare e rilanciare la completa realizzazione del progetto di trasferimento del trasporto merci su rotaia contando sull’effettiva funzionalità di AlpTransit, tenendo conto pure della linea ferroviaria storica del Gottardo, un patrimonio che occorre salvaguardare, sviluppare e che potrà rivelarsi molto utile anche in futuro. Uno sguardo al retrovisore conferma inoltre che quando il popolo venne chiamato alle urne nel 1992 a riguardo di AlpTransit, vennero emesse delle decise argomentazioni per provare validità del progetto, come quella del trasferimento del trasporto merci su rotaia appunto.

Oggi, col parabrezza pulito, la visione chiara e gli specchi retrovisori regolati come si deve appare evidente che una nuova galleria al Gottardo non è una buona scelta. Guardando anche nell’angolo morto, e nel rispetto della Costituzione, gli argomenti che preconizzano la sua costruzione decadono. Poggiano sul principio di fuga in avanti e richiedono una nuova decisione al popolo quando ancora quelle prese nel tempo, ovvero in passato, non sono state ancora ultimate. Il processo alle intenzioni è sempre un procedimento poco corretto. Come lo è però anche quello di obbligare il popolo al fatto compiuto. Se verrà costruita un’ulteriore galleria e malgrado le promesse dei suoi sostenitori, alla luce dell’opera compiuta prima o poi ci sarà di sicuro un gruppo di pressione che richiederà l’apertura di tutte le corsie autostradali in entrambe le gallerie. E questa verrà di sicuro presentata come una decisione di buon senso, spiegata soprattutto dall’opera ultimata e dal suo costo. In fondo, i lavori di risanamento al Gottardo non sono forse stata una buona occasione per ripresentare un progetto di raddoppio, più volte bocciato, come lo fu « Avanti » nel 2004 ?

A questo punto, allora, invece del raddoppio al Gottardo, sarebbe stato meglio che un gruppo d’interesse avesse già presentato un progetto veramente importante, proiettato nel futuro del futuro. Il raddoppio di AlpTransit, ad esempio, così da anticipare ancora di più i tempi visto che –prima o poi- si dovrà pensare anche alla sua manutenzione e al suo risanamento. E per anticipare ancora di più i tempi, sarebbe servito un vero, un reale progetto faraonico: una galleria da Chiasso fino a Lucerna. Viste le tecnologie future e la passione delle grandi imprese di costruzione svizzere per le gallerie, si potrà progettare anche un tunnel nel ‘Lago dei Quattro Cantoni’. In fondo, in termini di sviluppo, di salvaguardia delle Alpi e dell’ambiente, di protezione della salute dei cittadini e di visione sulla mobilità futura, il raddoppio del Gottardo equivale all’assurdità di un’opera del genere. O come avrebbe detto Monsieur de la Palice è come voler fare un buco nell’acqua.

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