Lo straniero e la figura del male

Siamo alle solite : come il ritorno della primavera, come le mezze stagioni che scompaiono, come i giorni che passano, l’acqua che bagna e i tempi che –signora mia !- non sono più quelli di una volta. Lo straniero ritorna ancora una volta sulla scena del dibattito pubblico nazionale. Per questa occasione  è stato travestito con i panni del criminale, dopo che gli sono stati affibbiati il costume da pecora, i tratti di un pericoloso delinquente che ruba passaporti rossocrociati, i connotati di chi desidera il male per mamma Elvezia.

Il dibattito è pretestuoso, il metodo utilizzato pure, visto che rende poca giustizia alla precisione del meccanismo della democrazia svizzera che –pare strano doverlo ricordare a chi si vanta con tanta arroganza del proprio patriottismo– non è quella di una democrazia diretta, ma indiretta. Gli strumenti della democrazia diretta, infatti, non sono quelli che permettono di eleggere i candidati che si presentano davanti al popolo per richiedere il loro voto e per rappresentarli. In Parlamento, o nei Gran consigli cantonali, non vi sarebbero eletti UDC e nemmeno della Lega se la Svizzera non fosse una democrazia indiretta. Allo stesso modo, gli eletti e rappresentanti di questi partiti non sarebbero invitati ai dibattiti organizzati dalla stampa e dai media a proposito dell’iniziativa che ha tratta degli stranieri.

L’ennesima iniziativa a riguardo degli stranieri, o della figura dello straniero in Svizzera, mette in luce un modo pretestuoso di utilizzare il diritto all’iniziativa e il fenomeno provocato dalla stessa. Visto che l’iniziativa è sottoposta al voto, di nuovo –e non poteva essere altrimenti– la figura dello straniero viene associata a quella di un criminale. Certo, alcuni media hanno preferito dire ‘delinquente’ visto che questa iniziativa promossa dall’UDC fa sì che il significato di criminale, quando riguarda lo straniero, sia permeabile anche al concetto di delitto.

Ai promotori dell’iniziativa, quando si parla di stranieri, poco importa il diritto, il senso e l’importanza del diritto –in tutte le sue accezioni- per il buon funzionamento della Svizzera. Quel che più conta, è associare l’immagine del poco di buono allo straniero, anche se a soffrirne sono la stessa giustizia elvetica e il suo diritto. Quando emerge questo tipo di dibattito, in seguito all’ennesima iniziativa riguardo gli stranieri, non si tratta dello straniero che lavora, dello straniero interlocutore in carne ed ossa ; né della signora straniera che accudisce figli o che è addetta alle pulizie ; non si tratta dello straniero che lavora negli ospedali o nelle case di cura per anziani. Lo straniero oggetto dell’iniziativa è una figura impalpabile, che non può e che non sarà mai presente ad un dibattito che lo riguarda. E’ uno straniero che non esiste veramente, che non è mai presente perché non si tratta dello straniero che ha voce né di colui che può difendersi. Infatti, allo straniero viene semplicemente detto e ripetuto che il dibattito non tratta di lui e che non deve sentirsi né il bersaglio dell’iniziativa né l’oggetto di una stigmatizzazione. In pratica, e la sua assenza dal dibattito pubblico attualmente in corso lo dimostra, viene richiesto allo straniero di tacere.

In fondo, agli stranieri di questo paese viene detto e ripetuto che non hanno nulla da temere perché se non hanno nulla da temere non hanno di che preoccuparsi. Una vacua tautologia che non è però innocua: simile a quella che richiede all’innocente l’onere della prova della sua innocenza. Si tratta dello stesso argomento che durante anni è stato utilizzato per istallare delle camere di sorveglianza ovunque : chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere. Invece, chi si oppone diventa un sospetto, un delinquente potenziale. Ovviamente, a dimostrazione del contrario, è bastato che qualche essere viscido abbia utilizzato le telecamere con altri obbiettivi, spesso poco confessabili.

Naturalmente, lo straniero, colui che viene bersagliato da tempo da questo clima e da questo modo di utilizzare gli strumenti della democrazia diretta, non potrà votare e non avrà voce in capitolo. Dovrà solo accontentarsi di partecipare senza poter dire la sua, suo malgrado all’ennesimo dibattito di coesione e d’identità nazionale costruito sulla sua figura. Insomma, l’esito della votazione sarà simile all’esito di un nuovo inverno, del ritorno della primavera o del tempo che passa. Malgrado il risultato e qualsiasi esso sia, l’anno prossimo e quello ancora, lo straniero verrà obbligato a ritornare sulla scena del dibattito pubblico. Verrà di nuovo presentato come un criminale, un delinquente o un essere malvagio. E allora, saremo di nuovo al punto da capo con lo straniero ad incarnare, da solo, la figura del male.

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