Farinelli, la voce grossa (coi più deboli)

Punta le scarpe nere lucide al suolo con fare deciso. La schiena dritta tanto dritta ch’è fin troppo tesa. Le mani posate con più forza del dovuto sul tavolo dello studio TV, come se dovesse schiacciare il pulsante sotto il palmo della mano destra, mentre lo sguardo dice « la so, l’ho studiata per bene» prima ancora che la voce cominci a parlare.

Se ci fosse stata anche una lavagna, Alex Farinelli avrebbe potuto incarnare Derossi, quello che ‘sarà sempre il primo anche quest’anno, nessuno può competere con lui (…) ha una memoria meravigliosa, riesce in tutto senza sforzo, pare che lo studio sia un gioco per lui’. Solo che la scenografia è cambiata : la lavagna non c’è più, ci sono le telecamere. E pure l’uniforme scolastica ha lasciato il posto ad una nuova divisa. Il completo, che se non è grigio al limite della fantasia è blu. La cravatta coordinata : ça va sans dire. E poi un tocco personale : di questi tempi Alex Farinelli ha scelto il pins del Ticino, infilzato sulla giacca, ad indicare che è un figliol prodigo degli anni ’90 e che, molto probabilmente, custodisce in un cassetto della scrivania la collezione di pins di cui non si è voluto ancora sbarazzare. Mentre nell’altro conserva il sogno di diventare Consigliere: prima nazionale, poi di Stato e infine federale. Così, il perenne primo della classe, oggi si presenta nei panni del perfetto futuro genero che chissà quante mamme vorrebbero avere perché non solo si veste come si deve, ma sa anche come si deve parlare.

Alex Farinelli cerca la sua voce più grave quando, in TV, deve motivare la manovra di rientro che durante l’estate è passata dai 185 milioni di franchi previsti all’inizio ai 210 ipotizzati poi, scesi infine a quota 200 perché non bisogna comunque esagerare. 200 milioni di franchi : alla fine sembrano quasi uno sconto. Un prezzo di favore. Delle variazioni piuttosto sorprendenti, visto che questa non è la quotazione di un titolo mossa durante il mercato estivo nella sala mercati del Gran Consiglio. Ma poco importa, visto che rimane la tecnica tipica di un abile commerciante in qualunque tipo di affare. Scordati i 185 milioni, s’è fatto 200 che è meglio arrotondare : « Ce n’è 15 in più signora mia. Che facciamo, lascio ? Lascio.»

E’ ben deciso, Alex Farinelli, a spiegare le ragioni che hanno portato la maggioranza in Gran consiglio ad essere più realista del re, promuovendo dei tagli supplementari alle prestazioni sociali, superiori alle misure proposte dal Consiglio di Stato e travestiti –per esempio- con l’inasprimento dei sussidi casse malati, che ne significano la riduzione, o con la mutazione di parte delle borse di studio in prestiti che, in altre parole, significa cambiare la forma di un sostegno pubblico che alla fine saranno ancora i soliti figli di povera gente a dover pagare.

Così martedì scorso, di primo mattino, mentre si radeva allo specchio con l’aria di chi ‘un giorno sarò Presidente della Confederazione’ ha ripetuto per l’ennesima volta la risposta che avrebbe pronunciato la sera, invitato dal Quotidiano : « Adesso è il momento di assumersi le responsabilità. E’ un momento difficile. Quando bisogna risanare le finanze del Cantone, la politica deve assumersi finalmente il compito di fare delle scelte. Noi non siamo eletti a Bellinzona per amministrare, ma per scegliere. Questo è un momento difficile in cui vanno prese delle scelte difficili ». Voce grave, tono serio e inflessibile, contenuto scandito con un ritmo che non ammette concessioni. Gesto categorico a puntualizzare la severità del momento. E una. E due. E tre. Con qualche variazione sul tema, ma il succo era quello e lo avrebbe detto, ripetuto, quasi martellato. Posato il rasoio, Alex Farinelli era pronto ed è precisamente quello che ha detto martedì sera, sugli schermi della RSI, al Quotidiano.

 

L’ha imparata a memoria e l’ha sciorinata senza sforzo; con troppa convinzione, senza nessuna naturalità. Il testo rispettato alla lettera e così l’interpretazione. Non è uscito dal ferreo binario né la prima volta, né la seconda e ancora meno la terza : « La responsabilità, il momento difficile, le scelte difficili che magari non sono poco popolari. La politica che non cerca il consenso, ma che assume delle scelte difficili ».
Difficile. Difficile. Difficile. L’avesse detta una sola volta, sarebbe stato credibile. Tradito dalla sicurezza e dalla perfezione della sua memoria, dal testo imparato letteralmente a menadito, Alex Farinelli l’ha invece detta e ripetuta oltre la sazietà, al di là del limite della convinzione. E allora, se è vero che ripetita iuvant alla trasmissione del messaggio, è anche vero che giova alla reale comprensione dello stesso.

La voce grave, il gesto perentorio, la reiterazione del messaggio quasi a voler fare la voce grossa che non ammette contraddizione : alla fine, quella di Alex Farinelli è apparsa come la filastrocca del politico rampante navigato che i giornalisti di vecchio stampo sanno tradurre a perfezione. La responsabilità e le scelte difficili pronunciate alla televisione non sono in realtà che delle ovvie e prevedibili decisioni per cui, Alex Farinelli, non dovrà affrontare nessuna difficoltà. In fondo, il fare categorico gli serve per dire quanto l’inasprimento dei sussidi cassa malattia sia necessario a chi, la riduzione dei sussidi, la subirà. E quel bacino, quello strato della popolazione che verrà colpito dalle misure contenute nella manovra non gli provocherà nessun problema. Non può scalfirlo, e lui lo sa: quella gente non può fargli alcun male.

Realmente difficile, veramente tipico di una politica che non cerca il consenso ma che assume delle scelte complicate e anche impopolari, sarebbe stato se Alex Farinelli avesse detto la volontà di aumentare anche solo di qualche misero punto percentuale la fiscalità dell’area che lo elegge. Quell’area, quel tessuto e quel ceto economico-sociale che magari contribuisce, finanziariamente, anche alle campagne politiche del PLR o dello stesso Farinelli. Se questo fosse stato il caso, allora sì, Alex Farinelli avrebbe affermato una scelta realmente difficile perché impopolare nel suo campo; avrebbe assunto e affrontato una difficoltà tangibile, concreta, reale. Una scelta veramente difficile che non ricerca il consenso. Invece, si è limitato a interpretare il ruolo di colui che fa la voce grossa col gesto perentorio quando il suo interlocutore è più debole, come Derossi con l’ultimo della classe era solito fare. Un atteggiamento caratterizzato dall’arroganza più che dalla responsabilità, anche se ben vestita e fresca di lucida scarpe. In questo senso, Alex Farinelli non ha solo dimostrato che lo ricerca, ma soprattutto che è a caccia di consenso. Di quel consenso utile e interessato che riesca a farlo avanzare nella sua scalata politica personale.

V’è da pensare che Alex Farinelli l’avrebbe detta meno categorica, con una voce più dolce, un fare più ossequioso e il gesto più delicato se avesse dovuto parlare al suo professore o al rettore principale. Oppure dire il suo messaggio ad un potente barone locale. Invece, il modo di fare di Alex Farinelli è quello tipico del superiore che parla al piccolo impiegato, non al Direttore generale.  Perché in questo caso, avremmo assistito di sicuro ad un’attitudine più accomodante per non dire servizievole, ascoltando un tono più simile a quello di ‘Farinelli, il castrato‘: di sicuro meno arrogante e molto meno grave. Perché anche Alex Farinelli sa bene che, se vuoi fare carriera, con il più potente, questo genere di tono, il gesto perentorio e ancora meno la voce grossa non s’hanno da fare. A meno di essere uno realmente bravo oltre che brillante. Uno che il coraggio delle vere scelte difficili –che non riguardano i più deboli– se lo sa veramente dare.

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