“Prima i nostri” : non è tutto oro quel che luccica

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I luoghi comuni e i proverbi, prima o poi, possono sempre provocare un fronte aperto. C’è chi li ritiene stupidi, chi li vuole abbattere. C’è chi si oppone sempre e comunque alla loro diffusione. E poi c’è chi non può farne a meno, chi li giustifica perché racchiudono la saggezza popolare. In fondo – dicono – anche se una rondine non fa primavera non c’è nemmeno fumo senz’arrosto ; se proverbi e luoghi comuni esistono, devono pur prendere radice nella realtà.

Sarà la temperatura di questo settembre a sostenere che le mezze stagioni non ci sono più per davvero, sta di fatto che durante gli ultimi giorni, in materia di luoghi comuni e proverbi, anche il più scettico tra gli scettici s’è preso un bel ceffone. Dubitava che il meccanico non fosse quello con l’auto che cade a pezzi. Poi, leggendo le notizie, anche a lui è sfuggito il commento « predica bene e razzola male ». A dimostrazione che -pure in materia di scetticismo- fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio.

Nell’officina dell’elettricista c’è sempre un interruttore che non funziona, la casa dell’architetto è da semre in cantiere ed è spesso il sarto che ha le pezze al culo. C’è qualcuno che osa negarlo ? La notizia riguardo all’ex-presidente del PPD svizzero lo ammutolirebbe. Christophe Darbellay, tutto casa chiesa e famiglia ha avuto un quarto figlio, frutto però di una relazione extraconiugale. Un pettegolezzo ? No. Al SontagsBlick non lo ha raccontato una gola profonda, ma lo stesso Christophe Darbellay.

Un fulmine a ciel sereno, ma non è stato il solo. Criticato dal vicepresidente del PS Ticino Fabrizio Sirica, il primo firmatario dell’iniziativa « Prima i nostri » Gabriele Pinoja ha reagito ammettendo che la ditta che co-dirige, la “Silo & Beton Melezza SA”,  impiega dei frontalieri, senza negare che siano la maggioranza. Ma non c’è due senza tre. Infatti, Gabriele Pinoja ha pure confessato che ha assunto dei frontalieri prima dell’entrata in vigore della « libera circolazione », quando in Ticino non c’erano 65’000 frontalieri, ma 35’000.
Così, Pinoja, oltre a confermare una sfilza di luoghi comuni, sfida imperterrito anche la logica. O a caso, ci sarebbero 65’000 frontalieri in Ticino se non ci fossero stati gli imprenditori che ne hanno assunto il primo 54% ?
Il primo firmatario di « Prima i nostri » lo conferma : fate ciò che dico, ma non fate ciò che faccio. Poi si giustifica :
« Quando si tratta di assumere un nuovo dipendente, cerchiamo svizzeri. Ma se non troviamo nessuno, dobbiamo ricorrere a quello d’oltre frontiera». Sai che novità. Non è forse questo l’argomento recitato anche da tutti gli altri? Eppure Gabriele Pinoja non avrebbe bisogno di un testo costituzionale che indica un generico obiettivo sociale per agire secondo la sua più convinta volontà. Quella che lo ha portato a firmare per primo l’iniziativa. Invece, il motivo adotto da Pinoja non solo conferma che « Prima nostri » è inutile da un punto di vista pratico, ma fornisce anche la giustificazione perfetta a chi, anche se l’iniziativa dovesse passare, continuerà ad assumere dei frontalieri perché ‘non ho potuto fare altrimenti’.

Gabriele Pinoja avrebbe potuto fermarsi qui, ma visto cha ha fatto trenta ha preferito fare anche trentuno. Così ha aggiunto che Fabrizio Sirica « cerca di sfruttare il momento, gettando fango ». Una difesa non solo falsa, ma anche sbilenca. Per capirlo basta tornare al gennaio del 2013 e leggere un articolo intitolato « Bignasca la pensa bene…ma razzola male », in cui Bignasca è accusato di « essere il primo ad assumere frontalieri ». Chi di spada ferisce di spada perisce: chi è l’autore di queste frasi ? Gabriele Pinoja. O come il bue che dice cornuto all’asino. E ride bene chi ride ultimo visto che oggi la Lega sostiene un’iniziativa firmata per primo da chi –l’altro ieri – l’accusava di ciò che la Lega considera il peggiore dei mali. Non è forse il primo che l’ha detto che l’ha anche fatto? Chi lo dice sa di esserlo.

In fondo la strategia è chiara : i promotori di « Prima i nostri » cercano di fare luccicare un’iniziativa di paccottiglia per farla sembrare oro. Affermano infatti che l’obiettivo sociale dovrebbe permettere al Parlamento di elaborare una legge di applicazione. Se è vero che non bisogna fare il processo alle intenzioni, né vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, è anche pertinente pensare che gli imprenditori come Gabriele Pinoja, l’UDC e anche la Lega sappiano perfettamente che se anche « Prima in nostri » dovesse passare sarebbe comunque difficilmente applicabile. Insomma, UDC e Lega sbandierano ancora una volta cosa vorrebbero, ma delegano il compito di decidere come fare ad altri.
Così un’eventuale legge d’applicazione nata zoppa permetterebbe al primo firmatario Gabriele Pinoja, all’UDC e alla Lega di continuare ad alzare il tiro sui frontalieri lavandosene le mani. Alla peggio accuseranno il Parlamento di non avere applicato « Prima i nostri » così come avrebbero voluto, mentre gli imprenditori alla Pinoja continueranno ad assumere frontalieri facendo pressione sui salari. Ed è proprio nell’intento di avere la botte piena e la moglie ubriaca che usano « Prima i nostri » come uno specchietto per le allodole. Quando invece è chiaro che questa non è altro che un’iniziativa di latta. L’esempio lampante che non è tutto oro quel che luccica. E ancora meno quel che solo sembra luccicare.

 

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